La rivoluzione della liberà

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PDL LAZIO - PDL popolo della libertà Regione Lazio
Pdl Lazio: Regione Lazio fondi europei per tecnologia e medicina. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 18 Giugno 2010 15:10


La Presidente Polverini desidera costruire una cabina di regia tecnica per utilizzare tutti i fondi europei per il Lazio, trasformeremo l'ufficio di rappresentanza al Parlamento Europeo nella "Casa Lazio" per essere di supporto a tutto il mondo pubblico e privato della Regione che vuole partecipare ai progetti europei.
Dichiara Carlo De Romanis al Convegno Tecnologie e Sanità di Federmanager.

 
PDL LAZIO: NOI E LE ISTITUZIONI, MARCO MARSILIO PDL CON AMEDEO CICCANTI UDC PDF Stampa E-mail
Scritto da Dieg Righini   
Mercoledì 09 Febbraio 2011 16:54

Questa sera mercoledì 9 febbraio 2011, a "NOI E LE ISTITUZIONI" dibattito On. CICCANTI (UDC) contro On. MARSILIO (PDL) sui temi economici, sulla stabilità della maggioranza di centro destra e sulle prospettive del Terzo Polo di Casini. In diretta ore 20:00 su Teletuscolo ch. 114, SKY ch. 865 e SKY ch. 867. Potete chiamare in diretta.

 
PDL LAZIO: ROBILOTTA, BUONO SCUOLA CON TARZIA E MIELE PER SCELTA EDUCATIVA FAMIGLIE PDF Stampa E-mail
Scritto da Dieg Righini   
Giovedì 14 Aprile 2011 06:20

“Regione: Robilotta (PdL), bene Tarsia e Miele su buono scuola”

Plaudo alla iniziativa dei consiglieri Tarsia e Miele di aver presentato in Consiglio Regionale una proposta di legge che mira a garantire il diritto di scelta educativa dei genitori attraverso il buono scuola.

E’ una proposta che va proprio nella direzione indicata dallo Statuto della Regione che proprio alla lettera h del comma 2 dell’articolo 7 prevede che la Regione debba “promuovere lo sviluppo dell’Istruzione garantendo la libertà di scelta educativa”.

Il buono scuola è una scelta che caratterizza da sempre in senso liberale il centro destra e sono sicuro che troverà non solo l’appoggio unanime di tutta la coalizione che sostiene la Presidente Polverini, ma anche di una parte del Pd di provenienza democristiana, in modo che il provvedimento possa essere approvato rapidamente in commissione e portato poi in aula.

Roma, martedì 12 aprile 2011

Donato Robilotta

 
PDL LAZIO: BRAMBILLA, LA DIGNITÀ DELLE DONNE NON SI TROVA IN PIAZZA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Dieg Righini   
Lunedì 14 Febbraio 2011 15:16

 

BRAMBILLA: LA DIGNITA’ NON SI TROVA IN PIAZZA

 

Ieri, alcune donne hanno manifestato nelle piazze italiane per reclamare il rispetto della loro dignità. Hanno preso la parola testimonial d’eccezione: professioniste, esponenti della politica, del mondo della cultura e dello spettacolo. Tutte donne che ce l’hanno fatta. Ma con la forza delle proprie idee e del loro lavoro. Hanno saputo emergere perché sono brave non perché qualcuno ha regalato loro dignità. Se la sono data da sole. Ed è questo il punto: ieri si è voluto resuscitare una sorta di femminismo fuori dal tempo per mascherare un uso tutto politico e ”personalizzato” della questione femminile.

 

Dagli anni Settanta ad oggi, le donne italiane hanno fatto tanta strada. Ero una bambina quando la componente più radicale e di sinistra scendeva in piazza inneggiando al diritto di potere disporre del proprio corpo e della propria libertà di scelta. Rivendicavano un cambiamento culturale che potesse metterle in una condizione di indipendenza, faticosamente affermata nei decenni a seguire, e per la quale tutte noi siamo debitrici. Hanno ottenuto il divorzio, la legge 194, purtroppo ancora in parte non applicata per l'aspetto del sostegno alle donne in difficoltà, perché l'aborto è un'opzione estrema – e sulla quale personalmente dissento -, che apre una ferita nella coscienza. Hanno ottenuto la legge sulla procreazione assistita, contrastata e discussa quanto si vuole, ma certamente un significativo passo verso la libertà di scegliere la maternità. E poi tutti gli strumenti di sostegno e gli incentivi, che negli anni la politica ha saputo concretizzare. Fino ad arrivare alla legge sullo stalking, un fiore all'occhiello di questo governo, che si è particolarmente distinto per la sua attenzione alle donne ed alle loro esigenze. Ma molto resta ancora da fare.

 

L’occupazione femminile in Italia – lo rilevo anche da imprenditrice - è inferiore alla media di altri paesi europei. Le ragioni sono da ricercare nella scarsità di servizi dei quali le mamme possono usufruire per potere crescere i propri figli e nel contempo continuare a lavorare. Gli asilo nido non bastano, i costi non sono sempre abbordabili anche per quanto riguarda le soluzioni alternative, c’è il problema degli orari pomeridiani che mal si conciliano con quelli di chi svolge un’attività di qualunque genere, c’è la cura degli anziani della quale farsi carico. Ma se è scarsa la partecipazione femminile al mondo del lavoro, lo è ancora di più ai piani alti dell’economia. Come nella politica. Dopo anni di chiacchiere sulle “quote rosa”, il Governo Berlusconi ha senz’altro segnato un significativo cambiamento con 5 donne ministro e portando in parlamento un congruo numero di deputate e senatrici.

 

Tuttavia, l’effettiva parità è ancora lontana.

 

Dilungarsi ancora sarebbe facile ma credo che oramai sia abbastanza chiaro perché, a mio avviso, non abbia alcun senso scendere in piazza per reclamare dignità. La dignità ce la diamo da sole. Sia che scegliamo di declinarla nel mondo del lavoro, sia crescendo i nostri figli. Quello che conta è la libertà di scelta. E se dobbiamo scendere in piazza, facciamolo per qualcosa di concreto, per pretendere strumenti che ci garantiscano maggiore autonomia. Non certo per la manifestazione di ieri, che non trova una sua giustificazione nella realtà ma – e mi dispiace dirlo - solo nella politica del tutto strumentale che la sinistra cerca di portare avanti, in mancanza di altri più credibili argomenti.

 

Qual è, infatti, il problema che tanto scalda gli animi delle signore di sinistra? Non volevano per sé quella libertà di disporre della propria vita, che oggi le giovani donne esercitano in misura sconosciuta alle loro nonne e forse anche alle loro madri? Le loro scelte vanno quindi rispettate, senza giudicarle. E questo certamente vale anche per coloro che ora sono scese in piazza. Libere di farlo, naturalmente. Ma non confondiamo un gruppo di donne fortemente politicizzate con tutte le donne italiane, che certamente esse non rappresentano e che, oltretutto, non hanno loro chiesto di farlo. Come donna e madre, ancorché Ministro della Repubblica, rivendico la mia totale non adesione a questa passerella. E propongo invece alle colleghe dell’opposizione, che sono state l’anima di questa manifestazione, di unire le nostre forze intorno ad un progetto comune: quello di lavorare per garantire a tutte le donne italiane il diritto ad un’uguale rete di servizi e di opportunità, che garantisca loro la libertà di vivere la propria vita come desiderano.

 

Michela Vittoria Brambilla, Corriere della sera, 14 febbraio 2011

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Febbraio 2011 07:58
 
PDL LAZIO: LA POLITICA È COLLEGGIALE DECIDE IL PARTITO, MALCOTTI È UNA RISORSA, POLVERINI PDF Stampa E-mail
Scritto da Dieg Righini   
Martedì 28 Giugno 2011 22:06

ROMA - Si apre un nuovo fronte nella maggioranza della governatrice Renata Polverini.

Come se già non bastassero le tensioni con gli ex Forza Italia e con l'ala rampelliana, strascico dei veleni d'una campagna elettorale che ha visto i candidati della presidente opposti a quelli ufficiali del Pdl, guarda caso «gabbiani» come ad esempio a Terracina.

Stavolta lo scontro è con l'assessore ai Lavori pubblici LucaMalcotti, augelliano di estrazione Ugl. Uno, per intenderci, che in campagna elettorale ha portato per mano Renata nei mercati rionali e l'ha scortata in Confcooperative.

Motivo della frizione è la legge sulle opere pubbliche dei Comuni licenziata dal Consiglio regionale all'unanimità dopo aver votato l'inversione dell'ordine del giorno.

Il testo prevede la possibilità di mantenere in bilancio il finanziamento per opere pubbliche per le quali siano scaduti i termini per l'indizione della gara d'appalto.

Comuni e Province dovranno però motivare la scadenza del termine e tali motivazioni verranno valutate dalla direzione regionale competente.

Una legge che ha avuto come primo firmatario Bruno Astorre(Pd) col placet del presidente di commissione Rodolfo Gigli(Udc) e il parere favorevole dell'assessore competente, Luca Malcotti.

Una norma che riguarda almeno 40 progetti (scuole, strade, reti fognarie) che rischiavano di restare bloccati e che garantisce la tenuta territoriale in modo trasversale a tutte e forze politiche.

Ma è una legge che ha mandato su tutte le furie la Polverini.

Perché a bloccare quelle opere era una precedente norma inserita a dicembre in finanziaria dall'assessore al BilancioStefano Cetica - fedelissimi della presidente - che di fatto bloccò la possibilità di deroga.

Lo «sgarro» alla governatrice proprio non è andato giù. Giovedì notte, saputo dell'inciucio alla Pisana, ha avuto un durissimo diverbio col presidente del Consiglio Mario Abbruzzese.

Venerdì pomeriggio in giunta il patatrac.

L'assessore Malcotti era presente, ma non è entrato in giunta. E, appena seduta, la Polverini - riferiscono fonti interne - avrebbe detto più o meno così: «Malcotti è assente non perché impegnato, ma perché da oggi l'assessore ai Lavori pubblici sono io».

Una revoca in contumacia? La notizia dello scontro ha trovato ampie conferme negli ambienti di via Cristoforo Colombo e complica notevolmente il quadro politico.

Primo, perché apre un fronte col senatore Andrea Augello, oggi alleato del sindaco Alemanno con il quale la Polverini ha faticosamente raggiunto un equilibrio e un'intesa politica e col quale dovrà discutere di rifiuti, Olimpiadi e Roma Capitale.

Secondo, perché increspa ulteriormente le già agitate acque del Consiglio regionale, dov'è atteso anche il passaggio del piano casa e del piano rifiuti oggi impantanati in commissione.

In aula a luglio dovrà passare l'assestamento di bilancio con Cetica che dovrà così trovare dai 40 ai 100 milioni (benché già previsti nelle manovre antecedenti a quella 2011) per finanziare le opere pubbliche.

A meno di non voler introdurre un nuovo blocco alle deroghe. Ma con quale maggioranza potrà mai essere votata una legge tesa ad abrogarne un'altra approvata all'unanimità, cioè da tutti, daStoracePeduzzi?

 
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