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PDL: ON FOTI, UNA LEGGE PER LA NUOVA IMPRENDITORIA E OPPORTUNITA' CASSAINTEGRATI PDF Stampa E-mail
Scritto da PDL LAZIO   
Giovedì 23 Dicembre 2010 09:10

Nino Foti: ''Una fondazione per il Sud''Fondazione per il sud 10

Nuova imprenditorialità

La proposta di legge C. 2424 e abbinate, all'esame dell'Assemblea della Camera dei deputati, reca una serie di interventi per il sostegno dei lavoratori titolari di determinati trattamenti di sostegno al reddito (indennità di disoccupazione, CIG, CIGS, trattamenti di mobilità e contratti di solidarietà) i quali intendano avviare una nuova attività d'impresa (informazioni aggiornate a lunedì, 20 dicembre 2010)

La proposta di legge introduce, in via sperimentale per un biennio, un'indennità mensile a favore dei lavoratori che intendano avviare una nuova attività d’impresa, pari al 50% dell'importo del trattamento di sostegno al reddito (indennità di disoccupazione, CIG, CIGS, trattamenti di mobilità e contratti di solidarietà) di cui sono titolari, nonché benefici di carattere fiscale, incentivi economici e misure di semplificazione di taluni adempimenti amministrativi.

L’indennità mensile è posta a carico della Gestione prestazioni temporanee dell’INPS, con contribuzione figurativa del 50%. In particolare, l’INPS eroga mensilmente il 25 per cento del trattamento spettante alla Cassa depositi e prestiti Spa, che provvede ad anticipare al lavoratore, in un’unica soluzione, la corrispondente somma capitalizzata.

Tra i principali benefici previsti dal provvedimento si segnalano l’esonero dal versamento dei contributi obbligatori nel caso in cui si assumano altri lavoratori dipendenti che fruiscono di trattamenti di sostegno al reddito (con contribuzione figurativa, pertanto, a carico dell'INPS); un regime fiscale agevolato (in particolare, l’applicazione del regime tributario dei “contribuenti minimi” e delle disposizioni in materia di credito d’imposta per le nuove assunzioni nel Mezzogiorno); l’accesso a finanziamenti bancari garantiti dai fondi speciali antiusura.

Sono previsti, inoltre, un credito d'imposta (utilizzabile in compensazione dei versamenti tributari e contributivi) pari al 40 per cento della parte del prezzo unitario di acquisto di un'apparecchiatura informatica (per un importo non superiore a 400 euro) necessaria per accedere all’assistenza dell’ufficio delle entrate e la deduzione dall’imposta sul reddito delle spese di formazione professionale (nel limite di 5.000 euro nel primo biennio di attività).

Per quanto concerne la semplificazione amministrativa, si dispone che le nuove attività imprenditoriali siano soggette a specifiche misurein materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e siano esonerate da alcuni obblighi previsti dal Codice ambientale in materia di rifiuti. Altre semplificazioni ed esoneri riguardano specifici  adempimenti contabili e tributari.

Nel caso in cui i soggetti che hanno chiesto la fruizione della misura sperimentale interrompano la propria attività d'impresa e tornino a percepire redditi da lavoro dipendente, essi sono tenuti ad effettuare la cessione del quinto dello stipendio in favore dei soggetti che hanno erogato i finanziamenti.

Terminato il periodo sperimentale, è prevista la facoltà di iscrizione alle liste di mobilità per i soggetti che abbiano intrapreso attività di impresa e i lavoratori da essi assunti, a condizione che l’attività imprenditoriale venga interrotta a causa di comprovate difficoltà di natura economica o finanziaria.

Atteso il carattere sperimentale della normativa, si dispone che entro un anno il Governo presenti al Parlamento una relazione sull’attuazione della legge.

Infine, specifiche disposizioni (aventi efficacia dal 2012) intervengono in materia di inquadramento dei soci lavoratori delle cooperative con qualifica artigiana, stabilendo che essi abbiano titolo all’iscrizione nella gestione previdenziale degli artigiani.

L’ex presidente della Confartigianato lancia la proposta di utilizzare i soldi della Cig per aiutare i lavoratori a trasformarsi in artigiani. Come accadde negli anni Cinquanta nei distretti produttivi del Nord

Restituire una possibilità a chi pensava di aver perso tutto significa trasformare un cassintegrato in un piccolo imprenditore nuovo di zecca. È questo il cuore della proposta di legge 2424, attualmente in discussione alla Commissione lavoro della Camera. Promotore dell’idea, tra gli altri, insieme all’onorevole Nino Foti è Ivano Spallanzani, oggi consigliere del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) e per tre mandati alla guida della presidenza di Confartigianato. L’idea di trasformare un cassintegrato in un piccolo imprenditore è stata sposata fin dall’inizio dalla Fondazione Magna Grecia e a oggi ben 114 deputati dei due schieramenti l’hanno sottoscritta e sostenuta. Un’idea così buona che al ministero del Lavoro e della Politiche sociali hanno pensato bene di inserirla anche nel Libro bianco. Ma i diritti d’autore poco importano, quello che interessa a Spallanzani e alla Fondazione (di cui è orgogliosamente socio fondatore) è che la politica “continui a lascar lavorare gli italiani”.

Oggi non sarebbe forse il caso di dire “lasciateci continuare a lavorare”?

Certo. Anni fa quando incontrai Berlusconi e dissi quella frase mi riferivo a tutte le lungaggini burocratiche e le leggi che il mondo della piccola impresa già sopportava allora e sopporta ancora di più oggi. Adesso ci troviamo in Italia con oltre un milione di persone in cassa integrazione e mobilità. Per questo mi sono chiesto cosa accadrà a questa gente una volta finita l’assistenza statale. Soltanto una minima percentuale rientrerà in azienda e al resto credo dobbiamo comunque offrire una possibilità. Spazi che il settore pubblico non ci sono, allora, mi sono detto, l’unica cosa è creare le condizioni ideali affinché questa gente possa iniziare un’attività in proprio, facendo da moltiplicatore.

Un modello che viene dal passato, ma oggi le condizioni sono le stesse di allora?

È un’idea che risale al dopoguerra quando con i grandi licenziamenti la gente che sapeva lavorare si dovette arrangiare. Fu così che quei licenziamenti crearono l’economia polverizzata che è stata la fortuna del nostro Paese. È anche vero, però, che le condizioni allora erano diverse, la legislazione era molto più semplice. Le leggi di oggi, invece, sono fatte per grandi aziende e non per il settore produttivo italiano in cui il 97,5 per cento delle imprese ha meno di quindici dipendenti. Una legislazione fatta per una realtà produttiva che non c’è, e che è piovuta su un sistema fatto di piccoli. Nel 2002 al presidente del consiglio Amato dissi di togliere il freno a meno tirato, cioè la burocrazia. Ridurre la pressione fiscale è importante, ma la cosa drammatica è la pressione burocratica. Cerchiamo di ricreare per quanto sia possibile le condizioni degli anni Cinquanta, cioè una legislazione semplice.

E allora come si può trasformare un cinquantenne che fa l’operaio da tutta la vita in un nuovo piccolo imprenditore?

Dal punto di vista concreto gli si versa subito la metà della cassa integrazione che gli spetta. Praticamente un capitale, seppur piccolo, che diventa un incentivo alla produzione. Poi si devono semplificare le leggi, dall’ambiente alla sicurezza sul lavoro, dal fisco alla previdenza. Creiamo così una specie di tunnel protetto per diciotto mesi, per non creare concorrenza sleale con le aziende esistenti. Ogni nuova impresa, artigiana, commerciale o sotto forma di cooperativa, dovrà avere al massimo tre addetti. Ricreare le condizioni del passato per fare in modo che questa gente ritrovi la possibilità di lavorare nella legalità. Così evitiamo tanti rischi, in primis quello del lavoro nero. Prendiamo un idraulico licenziato, questo inizierà a lavorare in nero, creando evasione fiscale a monte e a valle, come magari la parrucchiera che andrà a lavorare nelle case.

Un’idea del genere potrebbe andare a favore anche di donne e giovani?

Non è un progetto pensato appositamente per loro, ma di certo bisogna creare anche per i giovani e le donne le condizioni agevolate per iniziare un’attività in proprio. Un ragazzo che parte adesso ha bisogno dell’avvocato, del commercialista, del notaio e tutto questo è assurdo. Le leggi burocratiche sono quelle che hanno tirato il freno.

La sua proposta è l’iniezione di fiducia che serve agli italiani?

Non è la soluzione definitiva. È una piccola parte di quello che si potrebbe fare, però creare le condizioni per iniziare un’attività imprenditoriale per me resta una grande cosa. Un’idea che è già stata messa in pratica sessant’anni fa e ha già avuto successo. Perché non dovrebbe averlo oggi?

Come vede il futuro dell’economia italiana?Vede una luce in fondo al tunnel?

Mi auguro che ci sia una ripresa, ma ho ancora delle grosse perplessità. Qualche segnale sembra esserci, ma credo che la prima cosa da fare sia lasciar lavorare il popolo italiano. La grande creatività degli italiani imprenditori ha perso contro la grande creatività del popolo burocrate. Noi inventiamo qualcosa per andare avanti e loro inventano il modo per farci fermare e finché vincerà la burocrazia perderà il settore produttivo e l’Italia.

 

di PAOLA ABINNA


Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Dicembre 2010 09:22
 

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