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PDL: RIGHINI, TREMONTI RISCHIA, PER IL FEDERALISMO FISCALE SACRIFICA DISABILI E DANNEGGIATI PDF Stampa E-mail
Scritto da Diego Righini e Alessandro Bardini   
Venerdì 02 Luglio 2010 08:29

Tremonti

 

Leggere l’emendamento della Commissione Bilancio del Senato, lascia senza parole. Sono ben conscio che tutti i cittadini debbano collaborare per il risanamento economico del paese. Ma chiedere alle persone con disabilità di rinunciare ad un proprio diritto per lasciarlo alla disponibilità delle commissioni ASL, per com’è attuata oggi in Italia la politica dell’abbattimento delle barriere architettoniche, non è accettabile.

Dalla nascita delle prime leggi sulla disabilità tra cui ricordiamo la famosa L. 104 del 92 la cd. “Scatola vuota”, i disabili sono sempre stati sulla bocca di tutti. Ogni politico ha utilizzato la disabilità a proprio piacimento ma nessuno ha effettivamente attuato la politica sulla handicap.

In più di venti anni di politica sui diversamente abili sono stati cambiati i termini definitori sulla disabilita, ma le barriere sono rimaste inalterate basti pensare che si è permesso di costruire il famoso ponte di Calatrava a Venezia.

Per puro scrupolo, rammento che una recente e famosa Sentenza, emanata da una sezione della Corte Civile di Cassazione, non prevede l’esenzione del pagamento nelle strisce blu, in molti comuni italiani, per le vetture messe a disposizione dei disabili. Una tale sentenza denota come i Giudici di Cassazione abbiano perfettamente analizzato l’uguaglianza fra le “persone” per il rispetto delle norme di parcheggio, ma allo stesso tempo non hanno considerato che nelle nostre città l’unico modo per i diversamente abili di muoversi, è la propria autovettura, o quella dei propri accompagnatori, in quanto i mezzi pubblici per la maggior parte sono inaccessibili.

Tale richiamo potrà sembrare non adeguato per il commento all’emendamento della Commissione Bilancio, ma lo ritengo fondamentale per puntualizzare di come l’autonomia nell’handicap non sia minimamente considerata.

Oggi luglio 2010 le nostre città sono piene di barriere arcitettoniche, sia nelle strutture private che in quelle pubbliche. Ancora oggi molti disabili per accedere a determinate strutture debbono utilizzare delle vie secondarie, ove queste esistano.

Ancora oggi vedere, un portatore di handicap nella sua vita quotidiana di autonomia suscita incredulità.

Ancora oggi la politica sulla disabilità è colma di assistenzialismo sociale e non di attuazione di libera scelta dell’autodeterminazione dell’individuo con handicap

Sono ben conscio che alla base dell’emendamento della Commissione Bilancio del senato c’è l’intento di scoraggiare il mal costume delle false invalidità, e di cercare di risanare le casse della spesa pubblica, ma togliere alla maggior parte delle persone con disabilità l’indennità di accompagnamento per la disonestà di pochi è indegno ed una scelta di comodo.

L’intento della scelta della Commissione potrebbe essere accettato, nei limiti del buon senso, se la nostra Italia, dal nord al sud fosse un paese privo di barriere architettoniche. Purtroppo così non è.

Come si può pretendere di abolire per la maggior parte delle disabilità l’indennità di accompagnamento!?!

Sulla base del criterio dell’emendamento per l’attribuzione dell’indennità, si rischierebbe che un paraplegico, che può svolgere in completa autonomia tutte le funzioni fisiologiche si ritrovi senza indennità di accompagnamento. In quanto sulla carta può svolgere le attività di cui sopra ma di certo non potrà superare gli ostacoli architettonici presenti sul territorio e di conseguenza non potrà realizzare la propria persona.

Pertanto non si comprende come si possa pensare di togliere l’indennità di accompagnamento alle persone con handicap che riescono a svolgere tutte le funzioni fisiologiche ed allo stesso tempo non si abbattono preliminarmente tutte le barriere architettoniche.

Un tale emendamento denota la non conoscenza della disabilità nelle sue varie forme. Con tale articolo non voglio e non si deve fare un trattato sulla disabilità, ma di certo non si può non puntualizzare che la politica della disabilità deve essere trattata con conoscenza effettiva del problema

Una conoscenza che parte dalla visione della persona con disabilità per quello che può dare e non certo per quello che non può fare.

Altresì, mi corre l’obbligo precisare che nella denegata ipotesi in cui tale emendamento non venga riformulato, lo Stato italiano e le istituzioni tutte si troverebbero nel rischio di subire numerose cause di discriminazione per la presenza di barriere architettoniche.

Per concludere, ribadisco che tale emendamento oggi per come sono le città italiane e le leggi in favore delle persone con disabilità non debba passare. Nella mia professione legale assisto molte persone che non possono accedere dentro le proprie abitazioni per l’ostilità dei condomini. Persone costrette a fare di peso le scale in immobili privi di politiche di abbattimento di barriere architettoniche, se togliamo l’indennità di accompagnamento a queste persone, costringeremo gli stessi a vivere in una condizione di reclusione senza aver commesso nessun reato.

Se effettivamente vogliamo risanare le casse dello Stato utilizzando anche i disabili, i quali devono già tollerare i tagli alla sanità, sarebbe consigliabile agire sulle pensioni sociali. incentivare le persone con disabilità ad inserirsi nel mondo del lavoro, tramite una “vera” politica di abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati. Inseriamo nella legge 13/89 e 104/92 sanzioni economiche importanti per coloro che non si adeguino alla normativa.

Se si considerano le percentuali della disabilità vedremo che molti disabili possono benissimo rientrare nel modo del lavoro dignitoso e conseguentemente rinunciare alla pensione sociale. Facendo un rapido calcolo economico si osserverà che lo Stato verrebbe ad risparmiare sia nell’ambito degli assegni sociali, sia nell’ambito delle spese sanitarie.

Pertanto, modifichiamo l’emendamento per far si che nasca una politica costruttiva sulla disabilità, pensiamo alla disabilità per quello che può e non per quello che non può fare.



Avv. Alessandro Bardini


Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Luglio 2010 09:00
 

Commenti  

 
0 #3 2010-08-06 09:56
Ma scusate Tremonti parla che bisogna che noi disabile ci inseriamo nel mondo del lavoro per non pesare sullo stato italiano? Daccordissimo, peccato che vi è un pregiudizio da parte delle aziende ad assume persone disabile per non parlare poi delle persone che non sono in grado di lavorare. Ma tremonti sa chi è una persona disabile?
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0 #2 2010-07-06 06:31
Con forte rammarico le comunico che stiamo organizzando un messaggio forte che ravveda il provvedimento scritto da Tremonti punitivo per le persone con disabilità e le rispettive famiglie.
Io credo che le persone con disabilità debbano raggiungere uno stato di autonomia attraverso le nuove tecnologie, una assistenza sociale specializzata e una corretta comunicazione ed educazione civica di tutti i cittadini, che per egoismo e superficialità ignorano tutti quei comportamenti che creano barriere architettoniche .
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0 #1 2010-07-05 21:47
dovremmo presidiare con i nostri figli invalidi Palazzo Grazioli per rendere plastico il diverso trattamento fra poveri disgraziati e le tanto considerate "veline".
Vergogna!
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