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PDL LAZIO: LODO MONDADORI DE BENEDETTI SLEALE E SCORRETTO PRIMA FIRMA ACCORDO POI TOGHE ROSSE MILANO PDF Stampa E-mail
Scritto da Dieg Righini   
Sabato 09 Luglio 2011 11:19

 

SENTENZA POLITICA CONTRO LODO MONDADORI, I MAGISTRATI DI SINISTRA SCELGONO DE BENEDETTI REPUBBLICA ESPRESSO E ATTACCANO BERLUSCONI.

 

Al centro della vicenda c’è lo scontro, avvenuto tra fine anni Ottanta e inizio Novanta, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti per assicurarsi il controllo di uno dei maggiori gruppi editoriali italiani, soprattutto dopo che nel 1989 la Mondadori aveva acquistato l’dditoriale L’Espresso e il controllo della Repubblica, di una catena di quotidiani locali e di importanti settimanali come Panorama, L’Espresso ed Epoca. Il lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton è del 21 giugno 1990. La decisione fu presa dai tre arbitri, Carlo Maria Pratis, Natalino Irti e Pietro Rescigno, incaricati di dirimere la controversia tra De Benedetti e Formenton per la vendita alla Cir della quota di controllo della Mondadori, promessa a De Benedetti e poi venduta all’asse Silvio Berlusconi/Leonardo Mondadori. Il lodo è favorevole alla Cir e dà a De Benedetti il controllo del 50,3% del capitale ordinario Mondadori e del 79% delle privilegiate. Berlusconi perde la presidenza, da poco conquistata, che va al commercialista Giacinto Spizzico, uno dei quattro consiglieri espressi dal Tribunale, gestore delle azioni contestate.

 

Il 24 gennaio 1991, la corte d’Appello di Roma presieduta da Arnaldo Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini dichiara che, dato che una parte dei patti dell’ accordo del 1988 tra i Formenton e la Cir era in contrasto con la disciplina delle società per azioni, era da considerarsi nullo l’intero accordo e quindi anche il lodo arbitrale. La Mondadori sembra così tornare nelle mani di Berlusconi. Dopo alterne vicende di carattere legale e dopo l’approvazione della legge Mammì, nell’aprile 1991, con la mediazione di Giuseppe Ciarrapico, Fininvest e Cir-De Benedetti raggiungono un accordo: la transazione in sostanza attribuisce la casa editrice Mondadori, Panorama ed Epoca alla Fininivest di Berlusconi, che riceve anche 365 miliardi di conguaglio, mentre il quotidiano La Repubblica, il settimanale l’Espresso e alcune testate locali a Cir-De Benedetti. Questa transazione è al centro della richiesta di risarcimento.

 

4 ottobre 2001

davanti ai giudici della quarta sezione del tribunale di Milano comincia il processo per il Lodo Mondadori. Imputati sono Cesare Previti, Attilio Pacifico, Vittorio Metta e Giovanni Acampora. A giugno, i giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano hanno ritenuto senza prove e fatti che nei confronti di Silvio Berlusconi è ipotizzabile il reato di corruzione semplice, ma questo reato è stato dichiarato prescritto.

''In quel periodo -spiega Ciarrapico- io mi vedevo almeno una volta alla settimana con Carlo Caracciolo. Era il 1991. Un giorno proprio a Trastevere, alla Lungaretta, ci incontrammo a pranzo, presente anche Passera. Parlammo della diatriba e si rivolsero a me chiedendomi un parere. La mia risposta fu: bisogna cercare di creare il “bilancino”: per mediare bisogna pesare le due posizioni e togliere e aggiungere fino a quando entrambe le parti non sono soddisfatte. Non e' semplice, mi dissero. E chiesero a me se ero disposto a provarci. Ovviamente dissi che avrei accettato a condizione che fossero state le due parti a sollecitarlo''.

''L'indomani -prosegue Ciarrapico- sarei dovuto partire per Merano, per Chenot, per mettermi a dieta. All'epoca tenevo molto alla linea. Questo accadde la mattina e il primo segnale arrivo' lo stesso pomeriggio da De Benedetti. Caracciolo mi disse che era d'accordo che fossi io il mediatore. La mattina successiva mi chiamo' Gianni Letta. ''Ma davvero faresti il mediatore? Se te lo chiediamo lo fai?''. Per Berlusconi certo che l'avrei fatto, ci mancherebbe. E cosi' mi inondarono di fax: Silvio Berlusconi, Gianni Letta, De Benedetti, lo stesso Caracciolo. E conoscendo il personaggio, chiesi anche l'assenso di Eugenio Scalfari''.

Insomma, non restava che attendere. ''Solo dopo partii per Merano. Volevo rimettermi in forma-spiega il senatore del Pdl all'ADNKRONOS- ma appena arrivato ricevetti la chiamata di Passera e Caracciolo che volevano incontrarmi con urgenza. Li raggiunsi a Verona. Si presentarono con un furgoncino pieno di carte e documenti, tutte le ipotesi di accordi, le variabili da li' a tre mesi, le controvariabili..... Sapete cosa feci? Andai appunto a comprare un quaderno a quadretti e mi misi al lavoro. Tirai una riga in mezzo: da una parte Berlusconi e cio' che avrebbe voluto, dall'altra le richieste di De Benedetti''.

Non fu facile trovare la soluzione. ''Ho lavorato notte e giorno per due mesi e mezzo-tre, prima di arrivare alla quadratura del cerchio. Tra Berlusconi e De Benedetti ci fu anche un momento di quasi rottura. E cosi', avendo insegnato all'Universita' Diritto Commerciale, chiesi che fosse stesa la premessa contrattuale sulla motivazione dell'accordo. Premessa che De Benedetti non voleva. In quella situazione di stallo- ricorda ancora Ciarrapico- Guido Rossi disse: bene, scrivo un parere. Butto' giù dieci righe in cui mi dava ragione sulla necessita' della premessa contrattuale''.

''Alla fine facemmo l'accordo. Demmo l'annuncio addirittura a reti unificate tv dall'Hotel Palace di Milano. Eravamo io, Letta, Vittorio Ripa Di Meana, Confalonieri, Caracciolo. Era il 1991, fu un momento magico per me. Subito dopo -conclude- divenni anche presidente della Roma. Ma quella e' un'altra storia. Riguardo alla condanna di Fininvest, oggi sento parlare di cifre stratosferiche, di piu' del valore della controversia di allora. E' vero che oggi a Berlusconi si puo' fare di tutto, ma e' altrettanto vero che attorno a Berlusconi facciamo quadrato in molti, me compreso''.

I giudici della Corte d'appello civile di Milano hanno condannato Fininvest a risarcire la Cir per il Lodo Mondadori per un importo che si aggira intorno a 560 milioni, interessi compresi. La sentenza è stata depositata questa mattina. In primo grado Fininvest era stata condannata a versare 750mln alla Cir.

Nelle motivazioni della sentenza si legge che "ai soli fini civilistici del presente giudizio" Silvio Berlusconi "è corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede, corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali, per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore, commesso nell'attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest".

La sentenza, come tutte le sentenze civili di secondo grado, è immediatamente esecutiva a meno che la parte soccombente non faccia richiesta di sospenderle ritenendo che ci sia un "grave e irreparabile danno". Nel caso del Lodo Mondadori, però, il presunto "grave e irreparabile danno" ( che può essere lamentato per esempio per un rischio di un fallimento, ndr) non è individuabile.

In linea teorica, quindi, Cir potrebbe già da lunedì riscuotere la fideiussione a 'prima richiesta' che aveva consentito a Fininvest di sospendere l'esecutività del verdetto di primo grado. Negli ambienti giudiziari, però, non si esclude che Fininvest richieda quanto prima una sospensiva in vista, ad esempio, del ricorso in cassazione.

Nel dispositivo della sentenza si legge che la Corte d'Appello civile di Milano ha condannato Fininvest a pagare a Cir 540.141.059,32 euro invece che 749.955.611,93 euro, quale risarcimento immediato e diretto, oltre agli interessi legali dal 3 ottobre 2010 al saldo.

La Corte, inoltre dichiara compensate per un quarto tra le parti le spese processuali di entrambi i gradi del giudizio e condanna l'appellante Fininvest a rifondere in favore dell'appellata Cir i residui tre quarti delle spese processuali dei due gradi: per il primo grado in complessivi 3.296.995,12 euro e per il presente grado in complessivi 3.940.758,75 euro, oltre, per entrambi i gradi, al rimborso forfettario per le spese generali del 12,5% su diritti e onorari, Iva e Cpa come per legge.

Inoltre pone definitivamente a carico di ciascuna parte per la metà i già liquidati costi della consulenza tecnica d'ufficio. Conferma nel resto, infine, la sentenza impugnata.

Lo sconto che i giudici della Corte d'Appello civile di Milano hanno valutato quantificando i danni che Fininvest dovrà versare a Cir si compone di più voci. Lo sconto, stando a quanto si apprende, è stato calcolato in base all'esito della consulenza tecnica, che ha ridotto il 'quantum' del danno, la valutazione delle azioni Espresso che non erano state calcolate nella sentenza di primo grado e il mancato riconoscimento, in appello, del danno di immagine alla Cir che invece, in prima 'istanza', il giudice Mesiano aveva calcolato in 40 mln.

C'è anche una 'sentenza nella sentenza' nel verdetto depositato oggi. Nelle motivazioni, 300 pagine circa, i giudici hanno rifatto virtualmente la sentenza con la quale Vittorio Metta (la cui corruzione è stata decretata dalla Cassazione, ndr) nel gennaio del 1991 'consegnò' la Mondadori alla Fininvest. Secondo i giudici milanesi, in base alla legislazione dell'epoca, l'esito 'dovuto e non discutibile' del verdetto romano avrebbe dovuto essere di rigetto dell'impugnazione mossa da Fininvest.

La corruzione del giudice Vittorio Metta, sostengono i giudici, ha determinato, nel gennaio 1991, un danno ''immediato e diretto'' per la Cir di Carlo De Benedetti. Secondo i giudici d'appello, "la sentenza Metta (quella che nel 1991 assegnò alla Fininvest il controllo della Mondadori ribaltando il loro arbitrale che in un primo tempo aveva assegnato a De Benedetti la casa editrice di Segrate, ndr) fu ingiusta", perché frutto di una corruzione accertata da tre diversi Tribunali in tre diversi gradi di giudizio.

"Con Metta non corrotto il lodo sarebbe stato confermato'', scrivono i giudici milanesi in un passaggio delle circa 300 pagine di motivazioni. A loro giudizio, dunque, la Cir subì un danno immediato e diretto dalla sentenza Metta, e non una semplice ''perdita di chanches" come aveva stabilito il giudice Raimondo Mesiano nel verdetto di primo grado.

 

 


Ultimo aggiornamento Sabato 09 Luglio 2011 11:23
 

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