| PDL LAZIO: BIRINDELLI, AGRICOLTURA SOCIALE DALLA SPERIMENTAZIONE AL MERCATO. |
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| Scritto da Dieg Righini |
| Mercoledì 09 Febbraio 2011 13:41 |
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“AGRICOLTURA SOCIALE: DALLA SPERIMENTAZIONE AL MERCATO”
Di Angela Birindelli
L’agricoltura sociale comprende tutte le attività che, utilizzando risorse dell’agricoltura, promuovono il benessere sociale nelle aree rurali. In un’accezione strettamente economica, l’agricoltura sociale è una delle diverse espressioni della multifunzionalità in agricoltura (introdotte con il d. lgs. 228/2001) e costituisce per le aziende laziali una delle opportunità più interessanti per la diversificazione del reddito:
in presenza di una generale contrazione dei prezzi alla produzione e di aumento dei costi delle materie prime, l’offerta di servizi alla persona in aree a forte urbanizzazione è sicuramente una delle risposte più efficaci agli effetti della globalizzazione.
In questo senso, è evidente l’opportunità per le imprese agricole, in quanto l’offerta di servizi va a concorrere alla formazione del reddito agrario con i relativi profili di vantaggio fiscale. Ed è, inoltre, altrettanto innegabile l’importanza della sfida culturale che l’agricoltura sociale reca all’intera società, in una fase di profondo ripensamento di un modello di welfare centrato sulla ospedalizzazione dei servizi socio-sanitari, modello che è unanimemente ritenuto non più sostenibile.
Su tali premesse, l’agricoltura sociale si è in molti casi aperta anche ai temi della sostenibilità ambientale, introducendo nei propri contesti aziendali sistemi e tecniche eco-sostenibili, come ad esempio: la pratica dell’agricoltura biologica, che rinuncia all’impiego di sostanze chimiche di sintesi a favore di fertilizzanti e antiparassitari naturali ed altre sostanze organiche compostate; la coltivazione biodinamica, che punta ad un completo risanamento dell’equilibrio tra uomo e ambiente nel contesto dell’azienda agricola, considerata come vero e proprio organismo; il ricorso alla filiera corta, ossia all’insieme di attività che prevedono un rapporto diretto tra produttori e consumatori, singoli o associati, tale da accorciare il numero degli intermediari; lo sviluppo dell’energia verde, attraverso pratiche di risparmio energetico e lo sviluppo di fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, il biogas, la produzione di cippato, etc..
Queste potenzialità sono supportate, sul piano organizzativo, da caratteristiche di flessibilità e dinamicità, in parte mutuate dal mondo delle imprese sociali, che ben si coniugano con la natura duttile della moderna azienda agricola, che, seppur sottoposta alle rigide regole dei tempi della campagna, esprime una forte capacità di rinnovamento.
Le decine di aziende ospitate in questa guida, che è il frutto della ricognizione curata da ARSIAL per conto dell’Assessorato, attestano in maniera tangibile la capacità delle aziende agricole del Lazio di innovare, introducendo nella propria attività un ampio ventaglio di offerte nei servizi alla persona: dalle terapie assistite con animali; alle pratiche terapeutiche; all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati;
L’esperienze già consolidate nelle aree rurali collocano la nostra regione tra le più vivaci nel campo dell’agricoltura sociale.
Non dobbiamo però sottovalutare il forte squilibrio territoriale che, anche nel campo dell’agricoltura sociale, vede le iniziative più importanti concentrate nei poli urbani del Lazio.
A tal proposito, rilevante è il contributo di una recente ricerca condotta a livello regionale (P. Lavenia, F. Durastanti, Il caso del Lazio. Agricoltura sociale: un modello di sostenibilità del sistema di welfare locale, Consorzio di Cooperazione Sociale “Alberto Bastiani” Onlus e Regione Lazio - Direzione Regionale Agricoltura, 2008), che fotografa lo stato e la caratterizzazione del fenomeno, a partire dal criterio della tipologia di forma giuridica assunta dalle realtà individuate.
L’indagine, che conta complessivamente un totale di circa 40 Fattorie sociali, descrive il settore della cooperazione sociale come maggiormente rappresentativo, seguito dalle aziende e/o cooperative agricole, quindi dalle associazioni ed, infine, da strutture di natura pubblica, come istituti penitenziari/case circondariali, aziende sanitarie locali, etc., spesso in collaborazione con cooperative sociali.
Il dato sulla distribuzione geografica del fenomeno evidenzia, inoltre, un primato delle province di Roma e, a seguire, Viterbo; in merito alla prima, tra le motivazioni emerge la sensibile domanda di servizi proveniente dall’area metropolitana della Capitale, con particolare riferimento alla sfera delle attività didattico-ricreative rivolte ai giovani e alle famiglie.
Sarà, in questo senso, impegno dell’Assessorato alle Politiche Agricole valorizzare i numerosi progetti di agricoltura sociale presentati nell’ambito della progettazione integrata territoriale, per colmare il gap delle aree svantaggiate che, al cronico ritardo di sviluppo, sommano anche una minor qualità del welfare locale.
I processi di inclusione sociale sono del resto un patrimonio storico dell’agricoltura, che ha sempre avuto la capacità di costruire reti informali nei territori rurali; la sfida che ci attende nei prossimi anni è quella di sviluppare la relazione tra agricoltura, sanità e servizi sociali in un quadro di regole certe, affinché il riconoscimento dell’agricoltura sociale resti imperniato sulla figura dell’imprenditore agricolo e sulla centralità della produzione primaria.
Lungo questa strada, il tema dell’agricoltura sociale è entrato, sia implicitamente che in forma esplicita, in differenti programmi delle politiche pubbliche, a partire dal piano comunitario, sino ai vari contesti nazionali dei Paesi membri.
Lo Stato italiano e, a cascata, le Regioni hanno acquisito una serie di priorità, che rimandano in più punti alla valorizzazione degli interventi previsti in Agricolura Sociale.
Con riferimento alla Regione Lazio, il PSR 2007/2013 (Programma regionale di Sviluppo Rurale), presenta nella sua articolazione in Assi numerosi elementi a sostegno dell’agricoltura sociale.
Tra tutti, l’accento va posto sull’Asse III che individua come obiettivi specifici la diversificazione delle attività delle aziende agricole ed il miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali; sul piano operativo, questi sono tradotti nell’articolazione in forme di aiuto – cosiddette “Misure” – a favore delle aziende.
Nello specifico, la promozione dell’agricoltura sociale è sostenuta in maniera trasversale attraverso: lo sviluppo della plurifunzionalità in agricoltura, a partire dalla promozione di attività di carattere sociale, terapeutico, formativo, didattico, etc. a favore di soggetti deboli (Misura 311 “Diversificazione in attività non agricole”); la creazione di microimprese nel settore dei servizi alla persona ed alla popolazione delle aree rurali, nonché la promozione e la diffusione di pratiche aziendali socialmente responsabili (Misura 312 “Sostegno alla creazione di microimprese”); l’incremento del livello di qualità della vita nelle zone rurali, attraverso la realizzazione di servizi assistenziali, all’infanzia, culturali e ricreativi (Misura 321 “Servizi essenziali per l’economia e la popolazione rurale”); il sostegno alla formazione ed informazione di figure professionali in grado di promuovere lo sviluppo dei territori rurali, a partire dalla diversificazione delle attività agricole (Misura 331 “Formazione ed informazione”).
Parallelamente, il PSR del Lazio introduce ulteriori strumenti a sostegno dell’agricoltura sociale, attraverso l’innovativa formulazione dei cosiddetti “Pacchetti omogenei di Misure”. Si tratta, in altri termini: dei “Pacchetti aziendali” (raggruppano nel medesimo contesto produttivo differenti attività ed interventi); dei “Progetti Integrati di Filiera/PIF” (consentono di unificare gli interventi di più attori appartenenti alla medesima filiera produttiva); dei “Progetti Integrati Territoriali/PIT” (valorizzano il criterio dello sviluppo locale e della pianificazione territoriale).
In ragione del carattere multisettoriale che caratterizza l’agricoltura sociale, un concreto riferimento è presente anche nel quadro delle politiche regionali di coesione sociale e dei relativi strumenti di programmazione elaborati dalla Regione Lazio.
L’architettura del Piano Operativo Regionale - POR FES 2007/2013 individua, infatti, nell’ambito dell’Asse III “Inclusione sociale”, una serie di priorità strategiche che ben si sposano con le finalità degli interventi praticati in agricoltura sociale e che, in molti punti, convergono con gli obiettivi specifici fissati nelle Misure del PSR del Lazio.
Tra questi: sostegno agli interventi che implementano, a livello locale, l’integrazione tra servizi e politiche educative, della formazione professionale, del lavoro, della cura e dell’inclusione sociale; sviluppo di percorsi di integrazione al lavoro rivolti a persone in situazione di disagio o con disabilità, attraverso azioni formative, di accompagnamento e tutoraggio al lavoro, finalizzate a sostenerne l’occupabilità ed a prevenire/contrastare i rischi di ulteriori forme di marginalizzazione;
e mediante:
azioni di informazione e sensibilizzazione rivolte ai datori di lavoro, finalizzate all’adozione di prassi di responsabilità sociale delle imprese; incentivazione alla creazione di impresa ed all’autoimpiego a favore di soggetti svantaggiati; sostegno allo sviluppo di opportunità di lavoro nell’area dei servizi alle persone disabili, finalizzate a migliorare ed ampliare la qualità degli stessi.
Il POR introduce, inoltre, importanti elementi di innovazione, che rimandano alla sperimentazione di esperienze nuove o tratte da altri contesti ed alla promozione di indirizzi, approcci e metodi alternativi; in questo quadro, le pratiche di agricoltura sociale divengono, pertanto, un modello verso cui le politiche regionali di coesione sociale esprimono un netto segnale di apertura.
In ultimo, un ulteriore strumento programmatico funzionale alla promozione dell’agricoltura sociale è il Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, che incontra nei Piani sociali di zona l’espressione più prossima al territorio. Questi prevedono l’opportunità che più Comuni si associno nella forma di Distretto, al fine di programmare, in collaborazione con gli altri soggetti pubblici e privati operanti sul medesimo territorio, il quadro degli interventi e dei servizi sociali da realizzare lungo un arco temporale della durata pari a tre anni.
Alcune esperienze regionali di Piano di zona testimoniano l’integrazione tra politiche sociali e settore agricolo, a dimostrazione di come l’agricoltura sociale possa contribuire al miglioramento del livello di qualità della vita e di benessere della popolazione e, più in generale, alla ridefinizione di un modello di welfare di comunità, frutto della valorizzazione e del rafforzamento delle reti e relazioni sociali prodotte dal e nel territorio.
Si tratta di una sfida sollecitata dalla più ampia necessità di fronteggiare contemporaneamente la crisi del settore agricolo e la crisi del tradizionale sistema di protezione sociale e di formulare proposte alternative di coesione sociale: i contesti rurali possono esserne protagonisti, a partire dalla valorizzazione delle proprie risorse e della naturale attitudine ai valori di reciprocità e mutualità.
Concludo, ribadendo la volontà di questa Giunta di confrontarsi con il territorio e di mettere in campo misure immediate e concrete a favore del comparto agricolo. L’agricoltura sociale, in questo senso, ha una duplice valenza: offrire una fonte di reddito integrativa alle aziende in un momento di difficoltà economica; avviare in zone marginali importanti attività nel campo del welfare locale. |











