| PDL UE: FRIGERIO EUROPA, RICOSTRUIRE L'UTOPIA CULTURALE ED IDEALE PER IL BENE COMUNE |
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| Scritto da GIANSTEFANO FRIGERIO SEGRETARIO PPE |
| Lunedì 23 Gennaio 2012 20:12 |
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16 Gennaio 2012
Europa, ricostruire l’utopia
La crisi dell’Europa è profonda e vasta; è la sua politica, la sua cultura, la sua memoria, il suo cuore, la sua anima ad essere in crisi. È una crisi complessa che si radica in trasformazioni ed in stravolgimenti globali: l’invecchiamento dell’Occidente e la rivoluzione demografica; i nuovi aspetti geopolitici (dall’unipolarità alle multipolarità; la “primavera araba” e la instabilità del Mediterraneo); il rapido spostamento di assetti economici verso il Pacifico; le forti tensioni strategiche, specialmente sul piano economico, tra i Paesi leaders dell’Occidente; la dimensione globale dei fenomeni economici (e di altri poteri come la criminalità, il traffico di stupefacenti, Internet, il Cyberspazio, ecc.) e l’inadeguatezza (il particolarismo) degli strumenti di governo a disposizione degli Stati-Nazione. Infatti la fragilità della governance globale genera instabilità ed incertezza che rendono più complesse e confuse le fasi di crisi economica. Certo è che le élites culturali, scientifiche, politiche dell’Occidente hanno fallito la diagnosi e la terapia della crisi del 2008. Siamo in verità di fronte al declino del fondamento etico e sociale del capitalismo occidentale: la fine della fase espansiva iniziata nel 1980; le illusioni provocate dall’implosione dell’URSS; l’ottimismo de “la fine della Storia”; il turbocapitalismo (abolizione della legge Glass-Steagall); la iper finanziarizzazione dell’economia; finanza creativa e derivati «spazzatura»; bonus iperbolici e scandalosi conflitti di interesse nei controlli. In concreto, gli investimenti speculativi globali all’inizio della crisi ammontavano a 600 mila miliardi di dollari, a fronte di un PIL mondiale di 60000 miliardi di dollari (il virtuale 10 volte rispetto al reale); il mondo è seduto su 50 mila miliardi di debiti pubblici (per l’85% provenienti dai Paesi industrializzati). Non vi è dubbio che, in questa fase finale del Secondo Millennio, la cultura e la politica europea abbiano sacrificato l’economia sociale di mercato al dogma nefasto dell’autoregolazione ed auto-legittimazione del mercato ed alla stolta assolutizzazione dell’economia. E nella bufera travolgente della crisi, l’Europa si è mossa in mezzo a mille difficoltà di coordinamento, con condizionamenti continui ed incertezze, con leadership ridimensionate dal prevalere delle situazioni nazionali. La miopia dei nazionalismi ha provocato incertezze, inadempienze nei processi di integrazione, un basso tasso di sviluppo (le lentezze sulla Grecia, le inadeguatezze del Fondo Salva Stati, le pastoie poste all’azione della BCE, la testarda rinuncia ai Bond, le polemiche snervanti sulla Tobin Tax, ecc.). Anche in Italia il dibattito politico si è snodato secondo le soffocanti liturgie dell’antipoliticaed i luoghi comuni di un provincialismo antistorico. Sono riemerse le nostalgie del nazionalismo “della lira e delle svalutazioni”; sono stati introdotti nel dibattito i populismi del “complotto della finanza internazionale”. Perché nessuno vuole fare i conti con i propri errori, con le proprie inadempienze; nessuno vuole rinunciare alle proprie rendite di posizione. E questo deficit di cultura politica è ancora più allarmante se investe dirigenti politici ed opinionisti che si riconoscono nel PPE. Ma non ci sono vie d’uscita realistiche. Nessuno si salva da solo. Perché l’universalismo dei mercati non può essere governato con il particolarismo della politica degli Stati-Nazione. Perciò per ricostruire l’utopia ed aprire una nuova fase storica per l’Europa, assumiamo come solida base di partenza la lucida riflessione del grande storico francese Le Goff: “L’integrazione è un destino irreversibile, anche se non mancheranno tensioni e conflitti. Occorre un grande sforzo pedagogico per far capire che si tratta di una opportunità e non di un peso”. Quindi, senza ulteriori tentennamenti e con lungimirante concretezza, mettiamo in cantiere le scelte fondamentali per il futuro: è urgente dare un Governo politico ed economico alla UE per rispondere alla tumultuosa forza dei poteri globali (un nuovo trattato di Stabilità per il risanamento dei bilanci; un Fondo Europeo Salvastati; la BCE erogatrice monetaria di ultima istanza); una politica di sviluppo come speranza nel futuro (centralità della produzione non della finanza; sostegno all’agricoltura, alle PMI, alle infrastrutture, alle innovazioni; un piano energetico europeo); più Europa per il Governo del mondo (mercato comune per il Mediterraneo; più impegno in Africa e verso i BRICS; l’Europa non è una fortezza). Costruire una nuova Europa, con la consapevolezza che la crisi sarà lunga ed ardua, significa riavviare una riforma federale (i grandi player globali sono costruiti tutti con istituzioni federali: Usa, Canada, Australia, Brasile, India, Russia, Sud Africa, ecc.); significa più integrazione, più unità, più coesione, più solidarietà, più fiducia, più slancio, più coraggio, più speranza; significa rinvigorire la consapevolezza delle radici degli ideali comuni; il fondamento storico di civiltà di culture, la coscienza comune di una identità condivisa. In questo fondamentale progetto il PPE potrà giocare un ruolo da protagonista, rilanciando i valori dell’economia sociale di mercato ed i principi della sussidiarietà - responsabilità -solidarietà, fondamentali per una costruzione federale.
On. Prof. Gianstefano Frigerio Membro dell’Ufficio Politico del PPE
On. Prof. Gianstefano Frigerio European People’s Party Political Bureau Bruxelles
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