| PDL UE: FRIGERIO, IL CONGRESSO DEL PPE ED IL RUOLO DEL PDL IN EUROPA |
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| Scritto da On. Prof. Gianstefano Frigerio |
| Mercoledì 21 Dicembre 2011 14:13 |
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20 dicembre 2011 Il Congresso del PPE a Marsiglia Nell’antica città fondata dai Focesi, in un profondo ed articolato fiordo nel cuore del Mediterraneo, ricca di fascinose vestigia romane e paleocristiane (la basilica-fortezza di SaintVictor), riecheggiante degli inni rivoluzionari e della “Comune”, durante il lungo ponte di S. Ambrogio il PPE ha celebrato un importante Congresso, assolutamente cruciale e strategico; perché a ridosso del drammatico Vertice di Bruxelles; perché la crisi ideale e politica della sinistra europea, incapace di proposte organiche contro la crisi, scarica sul PPE un enorme peso di responsabilità e di oneri. Ed in molte forme si è manifestata la consapevolezza orgogliosa di un grande partito di popolo, il suo possente radicamento nella società europea, il suo impegnato senso di responsabilità per le difficoltà di un passaggio dalla drammaticità storica: le sedute plenarie affollate e partecipate ma all’insegna di una coreografia tutta politica; la numerosissima presenza di leaders; l’atteso vertice dei Capi di Stato e di Governo; la ricchezza culturale e politica dei seminari di studio; il coordinamento efficace delle Fondazioni; la varietà puntuale e l’attualità delle risoluzioni; infine la vasta, approfondita, lungimirante piattaforma ideale. Ad esempio, i temi delle risoluzioni adottate: sul sistema bancario ed assicurativo; sul mercato del lavoro; sui giovani imprenditori; sulla coesione sociale; sugli investimenti per lo sviluppo; sulle donne nelle aree di conflitto; sulla exit strategy dalla crisi; sulla politica europea della immigrazionee della integrazione; sulle politiche per le persone anziane; sul mercato del lavoro e lo sviluppo. Ad esempio, i nodi fondanti della piattaforma politica, dal titolo “Un’Europa più forte per difendere i nostri valori e i nostri interessi”: insieme più forti, in una Unione di valori, per affrontare le sfide del futuro; chiare priorità, migliore legislazione, meno burocrazia; l’economia sociale di mercato come nostro modello, migliore governo economico per una economia europea più forte, promuovere la competitività per un Euro stabile, rafforzare il Mercato Unico garante della crescita e della occupazione, regole più severe per i mercati finanziari e una nuova architettura finanziaria, per una politica commerciale integrata, combattere la instabilità dei prezzi delle materie prime e garantire la sicurezza alimentare; l’Europa nel mondo, un’Europa capace di agire, la politica europea di vicinato, la cooperazione nel Mediterraneo, la cooperazione coi Paesi del Partenariato Orientale, un nuovo Partenariato per lo sviluppo in Africa, efficacia degli aiuti per raggiungere gli obiettivi del “Millennio”. In verità, è stato nel dibattito serrato ed approfondito dei Seminari di studio, svoltisi nel Palazzo del Vecchio Faro, che hanno preso forma e dimensione i grandi temi strategici che traverseranno la vita dell’Europa nei prossimi anni. Mi riferisco in particolare al Seminario sul Mediterraneo e sugli sviluppi della Primavera Araba:la linea strategica emersa si è articolata intorno alla necessità di aiutare i processi democratici e di sviluppo evitando rigorosamente ogni tentazione neocolonialista; conoscere di più, cooperare di più, investire di più (PMI, infrastrutture, Erasmus, ecc…); costruire un’area di libero scambio; intensificare i rapporti strategici con Erdogan; ma soprattutto non dare dell’Europa una immagine di “fortezza”. Mi riferisco soprattutto al Seminario sullo Sviluppo che ha preso le mosse dalla consapevole urgenza di una politica economica integrata ed unitaria per fronteggiare le sfide globali delle tempeste finanziarie: la riorganizzazione, in senso di stabilità dei prezzi e di trasparenza, dei mercati delle
materie prime; un robusto potenziamento della produttività agricola accompagnato da una razionalizzazione della catena agroalimentare; per l’energia una politica europea unica ed integrata con grandi attenzioni alle rinnovabili ed all’efficienza energetica; un vasto sostegno alle PMI ed una nuova strategia di sviluppo delle reti e delle infrastrutture. La sintesi dei principi: una crisi lunga, difficile che richiede pazienza, saldezza, lucidità, coraggio; la bussola è l’economia sociale di mercato; più governance globale, più Europa, un’Europa migliore con meno egoismi nazionalistici e meno tentennamenti; centralità della produzione rispetto alla finanza. In questa vasta crisi di governance degli Stati-Nazione di fronte alla globalizzazione, c’è solo la via della politica e la strategia di una grande riforma in senso federale. Questi i grandi temi del Congresso del PPE a Marsiglia; ma i media erano totalmente concentratisull’emergenza, sul vertice dei Capi di Stato (Sarkozy, Merkel, Tusk, Orbán, Rajoy, Barroso, Buzek, ecc…) in vista del vertice di Bruxelles. E solo pochi hanno notato la presenza di Geithner e dell’ombra lunga del Tesoro Americano: un altro segnale della dimensione globale delle tempeste finanziarie. A cui l’Europa ha risposto finora con miopi tatticismi autarchici. Ma la ricchezza culturale, ideale, politica del Congresso del PPE ci obbliga a riflettere sulla vicenda italiana, sulle divisioni e la crisi strategica dei moderati, sugli errori di Forza Italia dopo la sua adesione al PPE (le tentazioni dell’antipolitica, la fragile volontà nel costruire un partito veramente democratico e popolare, il peso della “cultura di corte”, il “predellino”, la rottura con l’UDC, la fusione a freddo del PdL, la rinuncia ad una politica di sviluppo, ecc…). Riflettiamo soprattutto sul presente, su una realtà sociopolitica che sta mutando con una rapiditàtravolgente e su un PdL che si rinnova con una esasperante lentezza, per di più con la testa voltata verso il passato. Rinnovamento nella continuità: un assurdo storico in questa fase tumultuosa; un suicidio annunciato di una classe dirigente; la liquidazione inarrestabile di un patrimonio di consensi e di fiducia! La coerenza col PPE ci impone invece decisioni più rapide, più incisive, più nette, più legate al futuro: in materia di democrazia interna, in materia di incompatibilità, in materia di elaborazione della cultura politica e quindi delle scelte strategiche, in materia di formazione e di selezione della classe dirigente, in materia di legittimazione delle leadership e dei ruoli (no a primarie con un candidato unico; la candidatura di Formigoni è una ricchezza, non un problema, per il partito). Non bisogna restare prigionieri del passato; con coraggio dunque, in mare aperto, per costruire una nuova grande alleanza dei moderati che si identificano col PPE.
Gianstefano Frigerio Membro dell’Ufficio Politico del PPE On. Gianstefano Frigerio European People’s Party Political Bureau Bruxelles Il Congresso del PPE a Marsiglia |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 30 Dicembre 2011 08:16 |











